COLDIRETTI – Inquinamento aria, ‘non sono le stalle e il letame la maggiore causa’
I dati sulla qualità dell’aria del 2025 ci dicono che è diminuito l’inquinamento da polveri sottili e da biossido di azoto a Torino e nel Torinese, questo mentre l’agricoltura e l’allevamento hanno mantenuto le stesse pratiche sottoposte alle limitazioni di legge e non sono diminuiti gli animali presenti nelle nostre stalle.
«Una conferma che le pratiche agricole e zootecniche svolgono un ruolo marginale nella formazione dell’inquinamento che pesa sulle nostre città – osserva il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Mentre gli agricoltori hanno continuato a fertilizzare i campi con il letame, il concime più naturale che ci sia, utilizzato da quando l’Uomo ha iniziato la pratica agricola, e mentre gli animali nelle stalle e nei pascoli hanno continuato a svolgere il loro normale metabolismo quotidiano, diminuiscono proprio quegli inquinanti che le campagne antiagricole e antizootecniche di questi anni hanno imputato agli agricoltori. Segno che stanno funzionando le politiche sul traffico e sul riscaldamento e che è sbagliato addossare tutte le colpe dell’inquinamento dell’aria alla concimazione dei campi e all’allevamento animale».
Il report annuale, predisposto da ARPA e presentato dal presidente della Regione Cirio e dall’assessore all’ambiente Marnati, conferma il trend che vede la qualità dell’aria in miglioramento da alcuni anni: nel 2025 sono azzerati gli sforamenti per il biossido d’azoto e diminuiscono quelli per il particolato. Per entrambi gli inquinanti viene spesso accusata l’agricoltura additata come produttrice di un eccesso di ammoniaca attraverso le deiezioni animali.
«I dati – precisa il direttore di Coldiretti Torino, Carlo Loffreda – confermano che è molto più efficace combattere le grandi cause dell’inquinamento dell’aria piuttosto che obbligare in poco tempo gli agricoltori ad indebitarsi ulteriormente per realizzare strutture costose e dalla dubbia efficacia come la copertura delle platee del letame. Come Coldiretti abbiamo organizzato nel 2024 e nel dicembre scorso ben due manifestazioni sotto il Consiglio regionale e sotto il grattacielo degli uffici regionali per chiedere che siano concessi alle aziende agricole i tempi e i sostegni necessari per migliorare ancora l’impatto ambientale di un settore che per il nostro territorio è strategico».
Contro l’inquinamento dell’aria le aziende agricole stanno comunque facendo la loro parte.
In Piemonte sono attivi oltre 200 impianti di produzione di biogas agricolo (sugli oltre 1750 in Italia) che sequestrano il metano e gli altri gas propri degli effluenti zootecnici trasformandoli in energia elettrica rinnovabile e senza emissioni. Alcuni di questi impianti producono anche biometano per autotrazione ed anidride carbonica alimentare.
Inoltre, le aziende agricole sono tenute al rispetto di alcune limitazioni nello spandimento dei concimi naturali. Dal 1 dicembre al 31 gennaio è vietato lo spandimento di liquami. In caso di “semaforo” giallo e rosso per il peggioramento generale della qualità dell’aria, è vietato anche lo spandimento di letame. Ma nelle cosiddette “zone vulnerabili ai nitrati” che coprono oltre due terzi del territorio della pianura torinese lo spandimento è soggetto a ulteriori limitazioni.
Coldiretti Torino segnala anche che molte aziende stanno investendo in nuovi mezzi per l’interramento mirato dei liquami nei campi azzerando così le emissioni di ammoniaca e migliorando la fertilizzazione.
«Le aziende agricole vivono tutti i giorni il loro ambiente di produzione e sono molto sensibili ai problemi ambientali. Investono in innovazione e in tecnologia ambientale, sperimentano nuove pratiche agronomiche e colturali, stanno investendo in benessere animale e in miglioramenti nella gestione dei concimi naturali. Ed è anche per questo che non ci stanno ad essere criminalizzate da una politica che troppo spesso si fa prendere la mano da posizioni ideologiche senza sapere nulla di come si produce nei campi e nelle stalle il nostro cibo di tutti i giorni».











