Gabriele Valinotti: da Carmagnola a Monte-Carlo via Gap per la decima presenza al Rally di Monte-Carlo
Dario del fotografo carmagnolese
Monte-Carlo (Principato di Monaco) – Il rally del decennale andava festeggiato in modo particolare. E così è stato. “Dopo cinque anni di assenza la neve è tornata al Monte-Carlo e un rallye di Monte-Carlo senza neve non è un vero Monte” afferma Gabriele Valinotti, il fotografo carmagnolese che dal 2017 segue la gara (allora vinse Sébastien Ogier, terzo in questa edizione), accreditato dalla FIA (Fédération Internale de L’Automobile) l’ente che gestisce a livello planetario gli eventi automobilistici, sportivi e non. Il Monte-Carlo è il rallye per eccellenza, nato nel 1911 che si è costruito in 126 anni una storia incredibile. Fascino che ha mantenuto anche oggi, nonostante da circa trentacinque anni (1991) abbiano cancellato la massacrante tappa di concentramento che vedeva gli equipaggi scattare da cinque diverse città europee per convergere su Valence e poi disputare le quattro tappe finali. “Anche oggi il Monte-Carlo richiede impegno e preparazione. Personalmente ho percorso circa 1500 chilometri per seguire la gara per spostarmi da Carmagnola a Gap, nella regione Provence-Alpes-Côte d’Azur, centro agonistico della gara, dalla domenica precedente la gara fino al venerdì sera, quando gli equipaggi si sono diretti verso il Principato”.
E se i concorrenti volano veloce in prova speciale, gli addetti ai lavori filano a mille per tutto il tempo. “Prima della gara si fa una scaletta delle corse da fare e, se si ha la possibilità, si fa una ricognizione sulle prove il lunedì e il martedì per trovare inquadrature interessanti e diverse da quelle effettuate nelle edizioni precedenti”. I primi tre giorni scorrono via lisci, sotto un tiepido sole, senza pioggia, che permette a tutti di svolgere i propri compiti senza ansia: piloti, navigatori, meccanici e addetti ai lavori. Il mercoledì è la giornata del briefing con i responsabili FIA Sven Good e Richard Micaud, per le ultime raccomandazioni e le delucidazioni, per poi andare a fotografare lo Shake Down, il test con le vetture da gara, a pochi chilometri da Gap. Giovedì si comincia. E il Monte-Carlo si mostra con il suo vero nella giornata con pioggia mescolato a nevischio e temperature vicino allo zero. “Gli equipaggi si sono trasferiti a Monte-Carlo per la partenza davanti al Casinò alle 14.30. La mia squadra ha fatto la scelta di non andare nel Principato (distante oltre 200 km da Gap) perché avrebbe significato non poter terminare in tempo sulle prove della sera/notte” commenta Gabriele Valinotti. E il rallye mostra i denti. “Dopo condizioni difficili nelle prime due prove speciali, la nebbia cala talmente fitta da costringere la direzione gara a sospendere la speciale”. Venerdì si corre di nuovo in condizioni di nevischio, così come sabato che vede nel pomeriggio gli equipaggi sfidarsi sul parziale percorso del Gran Premio di Monaco. “Era l’occasione per fare foto diverse e molto suggestive, ma la pioggia battente ha rovinato tutto, con visibilità praticamente nulla, che ha rovinato tutto”. Domenica il rallye termina con i doppio passaggio sul Turini, una prova iconica, e l’arrivo a Monte-Carlo con le spettacolari premiazioni sul palco arrivi.
“Il Monte-Carlo 2026 è stato quello solito, eppure completamente diverso. Il solito, perché anche in questa edizioni si è dormito poco, con sveglia alle 3.30 del mattino per arrivare in tempo sulle prove speciali e rientro in albergo alle dieci di sera, cena veloce e in camera a lavorare sulle foto da spedire ai media. In questo, questa edizione, non è stata diversa dal solito. Finalmente ci sono state condizioni difficili, che alla fine è quello che tutti cercano. Non va bene la pioggia, che rende difficile fotografare ed è fastidiosa perché ti entra nelle ossa. La neve invece non disturba, anzi”.
Questo Monte-Carlo, diversamente dalle scorse edizioni, è stato rallye dei giovani. A cominciare dal vincitore assoluto Oliver Solberg, 24 anni e sei mesi alla sua prima vittoria assoluta, a Léo Rossel, 28 anni vincitore del WRC2, al ventiduenne comasco Matteo Fontana, che si è permesso il lusso di vincere, con una vettura delle classi inferiori, due prove speciali, cosa che non capitava dagli anni Ottanta con Attilio Bettega e per finire all’irlandese Jon Armstrong alla sua prima gara nel WRC 1 con la Ford Puma.
“Appena torni a casa da Monte-Carlo, ti metti a lavorare sulle foto e per un paio di giorni devi fare solo quello. Ma mentre le sfogli ti aumenta la nostalgia del Monte. E vorresti essere ancora o di nuovo sulle prove. Qual è la cosa più tremenda del Monte-Carlo? La neve. Cos’è la cosa più bella del Monte-Carlo? La neve”





















