COLDIRETTI – ‘Europa allenta la stretta sui concimi agricoli, una buona notizia’
«È una buona notizia per l’agricoltura torinese l’iniziativa dell’Italia in Europa per promuovere l’uso del digestato equiparando l’utilizzo di questo prodotto a quello dei concimi chimici». Coldiretti Torino, con il suo presidente Bruno Mecca Cici, saluta così l’azione promossa a Bruxelles, e che ha già il consenso di altri Stati membri, per arrivare a fare cadere le pregiudiziali dentro la Direttiva Nitrati che ostacolano la diffusione del digestato zootecnico in agricoltura. «Per gli allevatori e i coltivatori è finalmente un’iniziativa che potrebbe chiudere la stagione della demonizzazione dei concimi naturali prodotti dagli allevamenti».
Per le sue caratteristiche biochimiche il digestato è assimilabile al letame e al liquame maturi utilizzati per fertilizzare le coltivazioni fin dagli albori dell’agricoltura. Il digestato è composto da effluenti animali e paglia già fermentati e mineralizzati. È da considerarsi un ammendante che apporta sostanza organica al terreno con composti assimilabili dalle piante. Il digestato è prodotto dalla fermentazione nei bioreattori degli impianti del biogas e biometano che uniscono, quindi, alla produzione di energia rinnovabile anche la produzione di concime. Inoltre, il digestato permette di ridurre l’emissione di C02 di ben 840 Kg per ettaro.
«Ogni ostacolo posto agli allevamenti e alla produzione di fertilizzante biologico è sempre più inspiegabile. Ancora di più oggi, di fronte alla crisi energetica e dei fertilizzanti causata dalla Guerra del Golfo».
Proprio la crisi in Medioriente sta facendo salire, di giorno in giorno, i costi di produzione per gli agricoltori che stanno entrando in piena campagna semine. Ormai i prezzi dei fertilizzanti chimici solo saliti del 55% (dati Ministero politiche agricole) mentre il gasolio agricolo sale del 60%.
«Quel che fa rabbia è che doveva arrivare una crisi come questa per fare capire quanto il lavoro degli allevatori sia utile per tutta la catena della produzione alimentare (a iniziare dalla produzione dei vegetali), quanto sia utile per l’ambiente (per i concimi naturali prodotti dalle stesse fattorie) e per la nostra sicurezza alimentare (perché riduciamo la dipendenza dall’estero). Eppure, da Bruxelles alla nostra politica locale, sono davvero in pochi a rendersene conto. Si preferisce demonizzare un settore vitale piuttosto che riconoscerne il valore strategico











