TROFARELLO – La denuncia del Pd: “Casa di comunità non operativa”
“La fotografia fornita dallo Spi Cgil sulle Case di Comunità della Città Metropolitana di Torino è impietosa e conferma ciò che denunciamo da mesi: in Piemonte regna una confusione organizzativa che sta rallentando, in modo grave, la piena attuazione della riforma dell’assistenza territoriale” dichiarano la Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero e il Vicepresidente della Commissione Sanità Daniele Valle, commentando l’indagine pubblicata oggi dal Corriere della Sera.Pentenero e Valle sottolineano che “secondo il monitoraggio del sindacato, anche nelle aree più avanzate, come Torino, persistono cantieri aperti, assenza di servizi sociali, carenza di infermieri di famiglia e comunità, segnaletica insufficiente e presìdi inaugurati ma non operativi, come, per esempio a Trofarello”.“Se il territorio più strutturato mostra queste fragilità – aggiungono – significa che la Regione non ha una regia chiara. Le Case di Comunità dovrebbero essere un punto di riferimento per i cittadini, ma sono spesso scatole vuote o incomplete. Questa situazione ci preoccupa molto”.“La situazione descritta dal Cgil è quella di una rete che procede a doppia velocità, con presìdi modello come Avigliana e altri completamente inattivi per mancanza di personale, come Collegno e Grugliasco. È inaccettabile che, dopo anni di annunci e inaugurazioni, si debba ancora constatare che molti servizi non sono attivi, che i Punti Unici di Accesso non hanno personale sanitario, che i cantieri del PNRR non sono monitorati e che i cittadini non sanno dove andare” affermano gli esponenti dem che citano a modello l’esperienza del Veneto.“La Regione Veneto che non è certo di centrosinistra – spiegano – ha approvato una delibera di Giunta e definito un documento applicativo condiviso con i sindacati dei medici di medicina generale, stabilendo modalità operative, funzioni, orari e persino la retribuzione delle prestazioni aggiuntive (60 euro/ora) per garantire la presenza dei medici nelle Case di Comunità dalle 8 alle 20. I medici di famiglia partecipano agli audit, ai percorsi diagnostici di base, al monitoraggio dei pazienti fragili, alle campagne vaccinali, alla presa in carico delle cronicità. Non solo: sono già attive 99 Case di Comunità, integrate con infermieri di famiglia, centrali operative territoriali e servizi di prevenzione. Questo significa avere un modello funzionante, non una somma di inaugurazioni senza contenuti”.“Il Piemonte deve smettere di rincorrere le emergenze e iniziare a programmare seriamente. La Giunta Cirio deve adottare un modello chiaro, definire gli standard minimi di funzionamento, garantire la presenza stabile dei servizi sociali nei Punti Unici di Accesso, monitorare i cantieri del PNRR e, soprattutto, assumere il personale necessario. Senza medici, infermieri e assistenti sociali, le Case di Comunità restano solo un nome sulla porta. La riforma dell’assistenza territoriale è fondamentale per ridurre la pressione sui pronto soccorso e per dare risposte immediate ai cittadini. Ma oggi il Piemonte è in ritardo, disomogeneo e privo di una strategia” concludono Pentenero e Valle.











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