VINILVINTAGE – Viaggio nel cuore della musica – Napoli Centrale, “Mattanza”
Prosegue la rubrica a cura di Antonio Ferrero che ci regala un viaggio nel tempo attraverso la musica di vari generi, principalmente rock, jazz e canzone d’autore. Con l’intenzione di riscoprire album più e meno noti, ma tutti di grande qualità, per esplorarne brevemente tecniche, armonie e magari qualche piccolo segreto.
Certo, non per soddisfare tutte le curiosità. Semmai, per suscitarle e invogliare il lettore a gustarsi quanto di prezioso la musica degli ultimi sessant’anni, quella buona, ha saputo regalarci.
2 – 15/9/2026
“Mattanza” – Il rock è multiculturale

Napoli Centrale – “Mattanza” – 1976 Dischi Ricordi
Ancora un album del 1976.
In Italia vanno in onda le prime trasmissioni a colori e nascono le radio libere che fanno conoscere gli Abba e la disco music (“Dancing queen”) o, sul versante punk, i Ramones con il loro primo album. Gli Eagles escono con la leggendaria “Hotel California”; in Italia, Lucio Battisti canta “Ancora tu”. Sono anni di piombo e compromesso storico, il paese è attraversato da violente tensioni sociali e politiche: i concetti di multiculturalismo, assimilazione e integrazione sono di là da venire, ma come vedremo saranno uno degli elementi chiave di questa storia.
A Napoli da alcuni anni si muovono due musicisti: Franco Del Prete e James Senese già componenti del gruppo Showmen che negli anni ’60 ha partecipato a Sanremo e Cantagiro.
Questa dimensione orecchiabile e convenzionale, tuttavia, va loro stretta e nella prima metà del nuovo decennio si uniscono ai musicisti Tony Walmsley (basso) e Mark Harris (tastiere) per un esperimento musicale fatto di prog rock, jazz e folk partenopeo; i testi sono ruvidi e politici; il risultato è l’album “Napoli Centrale” che diventerà anche il nome del gruppo.
La cifra melting pot della band è incarnata da James Senese, figlio di una ragazza napoletana e di un soldato afroamericano di stanza a Napoli dopo lo sbarco di Salerno, che poi tornerà negli USA, lasciando la ragazza e il bambino dalla pelle scura.
Affascinato dal Be Bop di Charlie Parker e dal Free Jazz di Ornette Coleman e John Coltrane, si avvicina al sax di cui diventerà uno dei più grandi interpreti a livello mondiale.
L’album
Dopo il primo album del 1975, Napoli Centrale produce “Mattanza”.
Harris e Walmsley lasciano il gruppo e subentrano Kelvin Bullen al basso, Pippo Guarnera alle tastiere e Agostino Marangolo alla batteria, mentre Del Prete si dedica alle varie percussioni etniche.
L’album è più caldo, mediterraneo e forse più maturo del primo. Si apre con “Simme jute e simme venute”: voci di mercato rionale e le note di una tarantella dopo un minuto portano a un’irruzione di jazz rock e alla voce di carta vetrata di Senese che si produce in un cantato acido e nevrotico.
Un giro di basso insinuante ci porta, non a caso, “Sotto ’a suttana” brano strumentale dall’impronta jazz funk con meravigliosi dialoghi tra ritmica e piano elettrico e poi “Sotto o ’n coppa”, raffinato ed elegante con una linea ritmica che cresce progressivamente e il sax di Senese che improvvisa, inesorabile e creativo.
Segue “O nonno mio”, parentesi malinconica e poetica, nel ricordo del nonno che ha cresciuto il ragazzino James e il brano più memorabile dell’album: “Sangue misto” (si diceva di multiculturalismo, melting pot) con inizio smagliante, stile Weather Report, poi rallentamento ritmico e ripartenza implacabile con sonorità e atmosfera afro/jazz/partenopea perfettamente shakerata.
La sto ascoltando mentre scrivo: spettacolare anche dopo 50 anni!
“Forse sto capenno” ha una struttura più riflessiva caratterizzata da un lungo dialogo tra pianoforte e sax che in alcuni momenti pare citare i Perigeo, altro grandissimo gruppo italiano di questo periodo.
L’album si chiude con “Chi fa l’arte e chi s’accatta” brano più vicino al primo lavoro del gruppo, con la voce scabra ed esasperata di Senese e una ritmica cupa e sincopata.
“Mattanza”: album d’avanguardia, elegante e sperimentale, sofisticato e popolare, insomma, Fusion.
Le Curiosità
Il tecnico del suono che contribuisce in modo determinante alla confezione di un lavoro così sperimentale è un certo Roberto Satti, più noto come Bobby Solo, idolo sanremese della musica melodica tradizionale.
Di lì a poco il bassista dei Napoli Centrale sarà un giovane Pino Daniele.
James Senese si segnala anche con alcuni camei cinematografici; guardate l’esilarante scena dell’intervista in “No grazie, il caffè mi rende nervoso” con Senese, Lello Arena e Maddalena Crippa.
Keywords
Le chiavi di ascolto: jazz in molte declinazioni (jazz funk, free jazz, Be Bop), improvvisazione veloce e ritmo implacabile, contaminazione e assimilazione di generi musicali e culturali.











