VINILVINTAGE – Viaggio nel cuore della musica – Massive Attack, “Mezzanine”
Prosegue la rubrica a cura di Antonio Ferrero che ci regala un viaggio nel tempo attraverso la musica di vari generi, principalmente rock, jazz e canzone d’autore. Con l’intenzione di riscoprire album più e meno noti, ma tutti di grande qualità, per esplorarne brevemente tecniche, armonie e magari qualche piccolo segreto.
Certo, non per soddisfare tutte le curiosità. Semmai, per suscitarle e invogliare il lettore a gustarsi quanto di prezioso la musica degli ultimi sessant’anni, quella buona, ha saputo regalarci.
3 – 12/9/2026
“Mezzanine” – Un muro di sonorità aspre, ipnotizzanti e “Massive”

Massive Attack – “Mezzanine” – 1998 Virgin records
Verso la fine degli anni ’80, sulla scena di Bristol si muovono tre giovani e irrequieti artisti, sono Robert Del Naja, Grant Marshall e Andrew Vowles.
I tre sono “nati” come DJ techno e il sampler è stato il loro strumento principale; ora ne fanno un ottimo e originale uso anche come musicisti.
In una magmatica serie di collaborazioni, mettono insieme una sorta di collettivo musicale chiamato Wild Bunch molto disponibile a sperimentazioni e frequentazioni di ogni genere.
E la definizione del genere musicale è in effetti un problema in quanto i Massive Attack, probabilmente riferiscono diverse categorie ed esperienze precedenti e creano uno stile proprio che finisce per confondere ed esulare da quanto è stato classificato fino a quel momento con termini quali “trip-hop”, che loro contaminano con Reggae, Dub, musica elettronica, alternative dance, dark wave e molto altro ancora, per dare luogo a qualcosa di nuovo che dal punto di vista sonoro sarà detto: “Bristol sound” (si ascoltino in proposito anche i Portishead), mentre dal punto di vista tematico verrà ricondotto alla Pre Millenium Tension (dal titolo dell’album di Tricky membro del Wild Bunch).
Già i primi due album “Blue Lines” (1991) e “Protection” (1995) mostrano la loro indifferenza a linee guida e mode transitorie ed è con questo lavoro i Massive Attack raggiungono l’apice a vetta della loro creatività.
L’album
“Mezzanine” è un’opera oscura, ossessionata e ossessionante, carica di un malessere paranoico e globale. Rispetto ai lavori precedenti è più ricco di sfumature musicali, grazie all’uso di strumenti (in particolare le chitarre) prima non utilizzati e con la produzione di Neil Davidge risulta meno tecnologico e più organico dei precedenti e, forse proprio per questo, più inquietante.
Come sempre i Massive si Attack coinvolgono artisti di grande rilievo: la voce di cielo e di abisso di Elisabeth Fraser dei Cocteau Twins e il signore del reggae Horace Andy, ma non mancano scoperte come la sconosciuta vocalist Sara Jay Hawley.
Il brano di apertura “Angel”, blandisce l’ascoltatore con una carezza, ma lentamente si trasforma in un artiglio: la voce tesa e alienata di Horace Andy si alterna a minacciosi riff di chitarra elettrica, sottesi da una linea di basso oscura e ipnotica. L’atmosfera soffocante si addensa in “Risingson” citazione dei Velvet Underground (tra gli autori infatti figura Lou Reed), quasi scolpita da basso e batteria e attraversata dalle voci insinuanti e sinistre di Del Naja e Marshall
“Teardrop” è il brano più noto dell’album (saccheggiato da pubblicità e telefilm), una linea ritmica di battito cardiaco, un sample di goccia di pioggia, arpeggi ultraterreni, forti accenti di pianoforte e la voce friabile e delicata di Elisabeth Fraser ci consegnano questo brano memorabile reso ancora più significativo dal video di Walter Stern “interpretato” da un feto nel ventre materno. Dopo questo breve attimo di respiro la claustrofobia ritorna spietata con “Inertia creeps”. La tecnica del sampling è spinta all’ estremo, sormontata da martellante dispositivo di percussioni e sonorità mediorientali e attraversata dal sussurro di Robert Del Naja.
Altri momenti notevoli sono “Man Next Door ” scritta da John Holt, sinistra vicenda di violenza domestica e solitudine urbana raccontata a ritmo di reggae dal vicino di casa che origlia attraverso il muro.
La dolorosa e spasmodica “Dissolved Girl”, cantata da Sara Jay e attraversata da frustate di chitarra elettrica. Ancora molto sampling in “Black Milk” costruita attorno a una “citazione” di “Tribute” di Manfred Mann La voce incorporea di Elisabeth Fraser riappare in “Group Four” alternata al bisbiglio di Del Naja, segue “Exchange”, quasi beffarda nella sua cadenza da marcetta in salsa reggae.
“Mezzanine”: album notturno e paranoico; un muro sonoro di caos di sonorità aspre e oscure e ipnotizzanti, a volte sfuocate come un incubo così difficile sia da ricordare sia da dimenticare.
Curiosità
La copertina nata dalla collaborazione tra Robert Del Naja (si dice che Bansky sia lui), il direttore artistico Tom Hingston e il fotografo Nick Knight, mostra un coleottero meccanico, contorto come un rottame post industriale simbolo della società onnivora e caotica di fine millennio.
Pare che questo sia il primo disco messo in vendita direttamente da un gruppo sulla propria piattaforma web (1998, molto prima di Spotify).
Per rendere eterna questa opera d’arte moderna i Massive Attack hanno collaborato con il laboratorio ETH Zurich: ogni brano è stato codificato in molecole di DNA, rendendo eterno “Mezzanine”.
Keywords
Arte moderna in versione musica elettronica (Trip-Hop/Dub/ Dark wave) = Bristol Sound.











