Museo Civico di Storia Naturale di Carmagnola, una presenza attiva da oltre 50 anni
Una risorsa per Carmagnola, un patrimonio che non va perduto.
Parliamo del Museo Civico di Storia Naturale, una presenza più che cinquantennale nella nostra città. Da quando alcuni giovani appassionati di scienze naturali avviarono insieme all’amministrazione comunale il progetto di una nuova istituzione scientifica.
Com’è nato il Museo

Le alluvioni del settembre 1973 e del febbraio 1974, che colpirono duramente il precedente museo civico, portarono al recupero delle collezioni naturalistiche superstiti, comprese quelle provenienti dai gabinetti scientifici di due scuole cittadine.
Ora si sta aprendo una nuova pagina, con il restauro e il riallestimento di alcune parti interne. Ma anche con l’esigenza di continuità, che si fa più impellente via via che quei giovani pionieri del museo, dopo una vita dedicata a farlo crescere anche sul fronte delle referenze scientifiche e della ricerca, vanno in pensione.
Il punto fermo
Era necessario porre un punto fermo. Lo ha fatto Giovanni Boano, uno dei fondatori e attuale presidente del comitato scientifico, con il libro “Il Museo Civico di Storia Naturale di Carmagnola – Storie naturali di un piccolo museo”, che è stato presentato dall’autore ieri (27 ottobre) a Cascina Vigna (sala Monviso), con la partecipazione del sindaco Ivana Gaveglio, del vicesindaco e assessore alla Cultura Alessandro Cammarata. Il libro, di oltre 200 pagine, racconta decenni di ricerche e eventi attraverso fotografie, racconti e testimonianze, e l’esperienza diretta di Giovanni Boano. Scritto con un linguaggio chiaro anche per i non addetti ai lavori, il volume racconta le principali tappe della storia del Museo, dai primi allestimenti alle ricerche scientifiche, attraverso testimonianze, ricordi ed episodi curiosi, talvolta divertenti, legati al lavoro dei naturalisti e alle attività didattiche.
I protagonisti naturali
Tra i protagonisti, il Po, il Gerbasso, il Merlino, gli stagni dell’altopiano di Poirino-Ceresole d’Alba e le colline del Roero. Il racconto delle specie animali che popolano questi luoghi offre anche l’occasione per ricordare importanti naturalisti piemontesi dell’Ottocento. E poi, gli studi sui rondoni di piazza Sant’Agostino, conosciuti a livello internazionale, e le spedizioni scientifiche condotte in Africa e Sud America.
Il libro approfondisce inoltre il ruolo del Museo nello studio della biodiversità, l’importanza delle collezioni scientifiche e le ricerche che hanno portato anche alla scoperta di specie nuove per la scienza. Ricorda le numerose tesi universitarie realizzate presso la struttura e le attività dell’Associazione Naturalistica Piemontese e del Gruppo Piemontese Studi Ornitologici “F. A. Bonelli”, che hanno sede nel Museo e riuniscono studiosi e appassionati di tutta la regione.
Presenze storiche
Accanto ai testi di Boano trovano spazio contributi di collaboratori e amici del museo, tra cui padre Dutto dei Missionari della Consolata. Il volume si conclude con un approfondimento dedicato allo studioso carmagnolese Giacinto Carena. Per approfondire la storia, le collezioni e le attività scientifiche del museo è possibile consultare il sito ufficiale www.storianaturale.org.












